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mercoledì 2 aprile 2008

Cronachette, di Giacomo Nanni

Un'assaggio delle Cronachette
di Giacomo Nanni


E' di nuovo tempo di in fumo. A scrivere l'articolo, questa settimana, è un nuoco collaboratore. Che nuovo, nel settore, non lo è affatto. Si tratta di Claudio Nader. Scrive e ha scritto, fra gli altri, per Fumo di China, Hamelin e FlashFumetto. Realizza fumetti e illustrazioni, ha ideato e curato in collaborazione con le librerie Feltrinelli il CORSO per adulti di LETTURA DEL FUMETTO e ha promosso il concorso "30 minuti in 2000 pixel".
in fumo_recensioni
Cronachette
"Chi sa definire il comportamento di una gatta? Come può un disegnatore rendere silenzi, attese e fusa? Quante immagini occorrono per riuscirci? Ecco a cosa può servire il fumetto..." (continua su Exibart)

mercoledì 19 marzo 2008

Pounted, di Steve Rolston e Brian Wood

Una vignetta tratta da Pounted

Matteo Benedetti presenta Pounded su in fumo di Exibart.
"I primi raggi del mattino inondano la stanza. Il ragazzo si alza e contempla i compagni addormentati lì intorno, riversi nel wc o distesi su divani coperti da chiazze di non chiara provenienza. Inizia così il racconto rumoroso e alternative di Steve Rolston e Brian Wood..."(continua su exibart)

venerdì 7 marzo 2008

A sorpresa, Carl Barks

Ci sono sorprese piccole che non ti aspetti. Niente di essenziale, sia chiaro. Ma forse è proprio per questo che vengono apprezzate. Come tutti ormai già sanno il 28 gennaio scorso (quindi più di un mese fa) è uscito in edicola il primo numero de La grande dinastia dei Paperi. Ovvero la collana a fumetti che raccoglie tutte le più belle avventure firmate da Carl Barks. A partire dal 1950. E quel primo volume, distribuito gratuitamente insieme al Corriere della Sera, già alle nove della mattina di quel lunedì era introvabile. Almeno a Lucca. Dai giornalai come nei supermarket. Il tentativo di ricerca mi ha spinto a entrare un po' in tutte le edicole che incontravo. Una, due, tre, quattro edicole. Ho rinunciato quando durante l'ultimo estremo tentativo, rivolgendomi a un tizio seduto in un chiosco e immerso in una lettura non definita, mi sono visto sventolare sotto al naso l'ultima copia delle storie dei paperi. "E' l'ultima" ha detto. "Ed è mia". Mi sono quindi accontentato della seconda uscita, la settimana successiva. Con la consolazione di trovare in omaggio l'albero genealogico di Don Rosa formato poster.
Solo due o tre giorni fa, poi, entrando dal mio edicolante di fiducia, mi sento chiedere "Ma il primo numero dei Paperi l'hai trovato?". Certo che no. E me lo sfila dallo scaffale, ancora incellophanato. Una copia in più, inviata forse per sbaglio e non richiesta, che lui mi ha messo da parte. Piccole cose, appunto. Ma che piacere.
(g.t.)


martedì 4 marzo 2008

Quel "globetrotter" di Tintin

La copertina del n. 242 di Art e Dossier
dedicata al Tintin di Hergé

Il numero 242 della rivista d'arte Art e Dossier, che col numero di marzo attualmente in edicola si presenta con un nuovo direttore e un restyling grafico di tutto rispetto, dedica la copertina al Tintin di Hergé. E la cosa fa notizia. Perché finora siamo stati abituati (a torto) a considerare il fumetto come un'arte minore. E queste immagini -meglio però definirle opere- prima d'ora potevano trovare spazio solo su riviste specializzate. Il fatto che oggi la Giunti affidi al critico Philippe Daverio la direzione della rivista e che la prima copertina della nuova gestione sia dedicata a un personaggio del mondo a fumetti fa ben sperare. Perché in questo modo si riconosce al fumetto il ruolo espressivo e artistico che da sempre merita. E perché anche la critica d'arte e gli editori dimostrano così di voler essere più stimolanti che in passato. Un'analisi, questa, confermata dall'editoriale di Philippe Daverio che ripropongo a conclusione di questo post.

La scelta dell'immagine, poi, non è casuale: Tintin e il suo inseparabile cane Milou dentro a un'enorme anfora cinese. Si tratta di un particolare della copertina dell'albo Le Lotus Bleu (1936). E il perché di questa scelta si può capire leggendo il servizio dedicato a Hergé all'interno della rivista. E' proprio il neodirettore Philippe Daverio a scrivere l'articolo pubblicato nelle pagine centrali di Art e Dossier. Titolo, "globetrotter d'avant-garde". Cioè giramondo d'avanguardia. La sua sua "riscoperta" critica ha inizio con il pessimismo e la crisi che ha caratterizzato il mondo dell'arte all'inizio del secolo scorso.
Daverio individua in George Remi, in arte Hergé, la risposta positiva alle difficoltà di sviluppo dell'arte figurativa che un po' in tutta Europa soffriva per i cambiamento sociali e i necessari confronti con le nuove forme espressive e di comunicazione. Daverio lo definisce "delicato nel tratto e nel pensiero", e "una sorta di mosca bianca dal valore positivo. Mentre l'Europa corre alla catastrofe - scrive il direttore di Art e Dossier - lui corre verso l'avvenutra mentale e inventa Tintin". Daverio descrive il personaggio mettendolo a confronto con il suo creatore, aggiungendo poi che Tintin "è attratto dall'avventura e lo fa da globetrotter" e che "genera un'immagine fiduciosa del mondo, che sembra l'opposto della Depressione che l'America esporta in Europa dopo la crisi del Ventinove". E si stupisce, Daverio, del parallelismo tra questo "eroe non eroico e gli altri personaggi che nei medesimi anni fondavano le basi del pensiero europeo nuovo". L'articolo prosegue con l'analisi della nascita di Le Lotus Bleau (dalla cui copertina è tratta la cover di Art e Dossier) e degli effetti che certe conseguenze della situazione sociale, storica e politica hanno sullo sviluppo della nuova cultura europea. E tutto avviene tra Bruxelles e Parigi. Protagonisti Hergé, appunto. Ma anche Magritte, Michaux, Lévi-Strauss, Simenon.
(g.t.)

La prima pagina dell'articolo
di Philippe Daverio

Chi volesse comprare la rivista in edicola sappia che il costo è di 4,90 euro. Ma cliccando qua, almeno stavolta, è possibile richiedere subito una copia omaggio della nuova Art e Dossier.


L'EDITORIALE DI PHILIPPE DAVERIO

È la prima volta che mi capita di assumere la direzione d'una rivista, per giunta e per Giunti, tra l'altro, estremamente autorevole. Prendo il testimone da chi mi ha preceduto e che ha lavorato in modo eccellente, quindi non sarò in grado di proporre scelte migliori, ma forse solo diverse. Il panorama della critica e della comunicazione in Italia è oggi innegabilmente meno stimolante di quanto non lo potesse essere una ventina d'anni fa. Molti fra i più acuti ci hanno lasciato, e tanti nuovi non sembrano ancora essere apparsi. La questione della cultura non è dissimile purtroppo da quella della politica e degli affari. Lo stallo sembra essere generale. Solo che la palestra delle idee è più facile da stimolare, chiede numeri più ridotti di partecipanti e di protagonisti. È una scena sulla quale è possibile intervenire senza scomodare il teatro mondiale, senza spostare masse monetarie, mercati, flotte e cannoni. Inoltre il pubblico sta mutando le sue richieste d'informazione verso un ventaglio d'indagine più largo e gli stessi specialisti tendono a una indagine dove la storia maggiore e quella dell'arte abbiano la fortuna di dialogare con la storia minuta per approfondire significati e valenze. All'orizzonte della palude si profilano cieli nuovi. Non si può oggi non immaginare che la globalizzazione degli interessi, in ogni campo, stia per richiedere una ottica diversa del pensare. Se tutti accedono alla rete comunicativa, dovrà questa rete contenere un messaggio unico e omologato? Forse no! È pacifico che il contributo del nostro immenso e disordinato patrimonio culturale continuerà a essere fondamentale per il sapere del mondo. Ma potrà esso essere anche fondativo come lo fu per secoli? Saranno i nostri luoghi d'arte palcoscenico per avventure decise altrove come da anni avviene nell'ambito della Biennale di Venezia in mano a un nucleo di commercianti newyorkesi? Molto dipende dalla capacità di promuovere il dibattito delle idee quanto dall'informazione necessaria alla crescita della consapevolezza. Che mestiere faranno domani le decine di migliaia di giovani che si stanno laureando, spesso anche bene, in Storia dell'arte, in Conservazione dei beni culturali, in Comunicazione? Saranno essi meri inservienti d'un vasto sistema turistico mondiale che potrebbe immaginare la penisola come il luna park del bello? O possiamo accarezzare timidamente il sogno d'un paese capace di protagonismo negli affari e nei prodotti, in quanto ricco d'una formidabile sedimentazione artistica foriera d'una forte creatività attuale? A queste domande non intendiamo dare una risposta. Sarebbe una ambizione ingiustificabile. Ma vorremmo dare un contributo innovativo, che oggi deve superare gli schemi della critica di ieri, dotta ma talvolta isolata, per intingere la penna o meglio ancora il cavo del computer nella curiosità dell'antropologia culturale quanto nel percorso che da sempre connette tutte le arti, facendo di queste non solo il testimone ma pure il protagonista della storia. Almeno dalle parti nostre, quelle che hanno preferito allo schioppo lo scorrere nevrotico del pennello, della matita e del cesello.

www.artedossier.it

martedì 29 gennaio 2008

La neve se ne frega

Copertina de
"La neve se ne frega"
(Camuncoli-Casali, ed. Panini Comics)

Musica, cinema, letteratura. Prima scritta, ora anche disegnata. Certo che Liga non finisce mai di stupire. Anche perché a differenza di altri artisti che si buttano in nuove esperienze fuori dal proprio ambito, Luciano Ligabue sembra uscirne sempre a testa alta. Non sempre con risultati eccellenti, è vero. (In questo senso forse fa eccezione quel Radiofreccia che un bel po' di anni fa mi fece impazzire nonostante Accorsi e grazie ad Accorsi). Ma neppure delude.

Ora il romanzo "La neve se ne frega" di Luciano Ligabue diventerà una graphic novel in tre parti (edita da Panini Comics). A disegnarla e inchiostrarla sono i reggiani Giuseppe Camuncoli e Matteo Casali (fondatori dello studio Innocent Victim). Mi fa particolarmente piacere ritrovare il nome di Camuncoli associato a questo nuovo progetto. Non che lo conosca personalmente (incontro che comunque spero possa avvenire in tempi accettabili; chissà dove, chissà quando). Sta di fatto che Giuseppe ha partecipato alla mostra virtuale FIGURINE curata da Davide Calì che ho poi veicolato sulla piattaforma blog di Exibart dedicata proprio all'esposizione web.

Riguardo a questo nuovo fumetto (120 pagine in tutto) c'è da dire che sarà suddiviso in tre uscite da edicola, successivamente raccolte in un libro in versione deluxe. Il primo numero sarà presentato in esclusiva sabato primo marzo (ore 16) durante il festival del fumetto Mantova Comics & Games (presente, oltre agli autori, anche Ligabue) e sarà acquistabile in edicola a partire dal 6 marzo (La neve se ne frega n. 1 - 18x26, 48 pp., col., euro 3,50). Per saperne un po' di più vi invito a leggere l'articolo "La neve se ne frega": dal romanzo di Ligabue nasce una graphic novel edita da Panini Comics. Molto suggestiva la copertina ispirata da Il bacio, straordinaria opera di Gustav Klimt.

"Il bacio"
Gustav Klimt

lunedì 28 gennaio 2008

Marco Corona, Davide Toffolo, Carl Barks e Giacomo Puccini

Il Señor Tonto di
Davide Toffolo a Milano...


Quattro nomi così diversi, quattro storie, quattro universi. Ma perché mettere insieme Corona, Toffolo, Barks e Puccini? Bè, questo è per me un periodo particolarmente intenso. Pieno di progetti, lavoro, piccole pause, affetti. Cioè la cosa più importante e assolutamente indispensabile, quella senza la quale probabilmente niente avrebbe senso.

In questo semicaos generato non a caso mi sono finalmente trovato di fronte al corriere che sembrava essersi perso. In mano aveva le prime due ZeroGuide, quelle di Milano e Roma. Due piccoli ma nutriti volumi editi da Edizioni Zero, tascabili, gratuiti, annuali e soprattutto illustrati. La prima dall'allegro ragazzo morto Davide Toffolo, l'altra da Marco Corona. E' proprio su questo punto che si ferma la mia attenzione. Ma ne parlerò più approfonditamente su Exibart in una delle prossime uscite.

Poi c'è Carl Barks, di cui ho riscoperto quasi per caso la grandezza con la lettura di Vita e dollari di Paperon de' Paperoni - Speciale 60 anni (di rilettura non si può parlare perché non mi è mai capitato fra le mani il primo speciale pubblcato nel 1968 con prefazione di Dino Buzzati). La lettura delle storie di Barks sviliscono il confronto con certe produzioni contemporanee. Ma ciò che più mi dispiace è che stamani avrei voluto entrare in edicola, comprare il Corriere della Sera e trovarmi come omaggio il primo volume de Le più belle storie di tutti i tempi - La grande dinastia dei paperi - Paperino e il sentiero dell'unicorno e altre storie. Avrei voluto. Perché alle dieci e mezzo il volumone era già esaurito da un'ora abbondante. Avrei dovuto anticipare i miei spostamenti ma non l'ho fatto. Per questo mi maledico.

Infine c'è Giacomo Puccini, che a differenza degli altri citati non è un disegnatore bensì un compositore. Cosa c'entra col fumetto è presto spiegato. Parte della sua vita (più precisamente un viaggio verso Buenos Aires) sarà raccontata in un fumetto i cui protagonisti saranno lucchesi emigrati all'estero. A raccontarci uno stralcio di sceneggiatura è lo stesso curatore, il responsabile del Museo del Fumetto di Lucca Angelo Nencetti. Lo fa con un articolo pubblicato nella rubrica Nero China del quotidiano Lo Schermo. Titolo: Giacomo Puccini e John Martin protagonisti di una storia a fumetti tratta da “Diari illustrati senza eroi”. E' interessante scoprire che la storia sarà sviluppata a otto mani. Quelle di Sergio Toppi, Sergio Tisselli, Giovanni Ticci e Renzo Calegari.

martedì 15 gennaio 2008

Giovani talenti

Disegno di Antonello Vincenti (12 anni)
pubblicato su Scuola di Fumetto


Il nuovo numero di Scuola di Fumetto è in edicola già da parecchi giorni. E nonostante galleggi da tempo nella mia borsa assieme ad altre riviste, ritagli di giornale, agende, rubriche, documenti, i-pod e appunti vari, con imbarazzante ritardo lo segnalo sola ora perché stimolato da una pagina fra tutte.
Ebbene, ogni mese esistono ottimi motivi per acquistarlo. Seppur con le dovute differenze, il prodotto editoriale della Coniglio, insieme a Fumo di china, rappresentano l'assoluto universo delle riviste specializzate per appassionati, autori ed esordienti ancora acquistabile in edicola. Assolutamente da leggere e da guardare l'intervista a Solano Lopez raccolta da Laura Scarpa. E quello dell'amico Alessio Trabacchini -raramente si incontrano persone tanto competenti e graziose- al talento Andrea Bruno. E alle canoniche recensioni d'apertura -e rubriche di chiusura-, oltre naturalmente alle schede didattiche che catturano l'interesse anche dei più incapaci nell'arte del disegno, si alternano i racconti dell'autrice argentina Maitena Burundarena, di Davide Castellazzi (Il fumetto in Cina tra modernità e tradizione), delle Memorie dell'Arte Bimba di Filippo Scòzzari (di quel geniaccio maledetto e dannato parlerò sicuramente più avanti) e, attesissimo e doveroso, dell'omaggio ai sessant'anni dello zione più celebre di tutti i tempi. A Paperon de' Paperoni sono dedicate infatti le pagine centrali. E ovviamente l'articolo, con tanto di sketch-book, è a cura di Luca Boschi.
Ok, questo è più o meno tutto. Più o meno. Perché qualcosa, al di là delle interviste, delle anteprime e delle recensioni, ha attirato la mia attenzione. Forse più di Scòzzari o Bruno o del papero riccastro. Le pagine conclusive di Scuola di Fumetto, con l'angolo della posta e le due/tre tavole dell'autore esordiente, non solo incuriosce il lettore stimolato da quello spirito voyeuristico e da quell'indole invadente che ci porterebbe a spiare nella corrispondenza del vicino di casa approfittando di ogni volta che esce per andare a gettare l'immondizia. Non solo mette alla prova lo spirito critico di ognuno di fronte a disegni e illustrazioni di perfetti sconosciuti. Non solo. Questa rubrica -che meriterebbe senz'altro più spazio, ma il solo fatto che esista è già una benedizione- ha ormai assunto un ruolo educativo (con questo penso all'educazione all'immagine e al bello) e didattico. Ok, a volte chi si sottopone al giudizio della redazione è inconsapevole o dei propri limiti (troppo spesso evidenti) o della dote che si porta fin dalla nascita. Se li leggessimo con gli occhi dello studente che guarda il professore alla ricerca di quel 6 che equivale alla sufficienza, probabilmente vedremmo in quei commenti una stroncatura e non capiremmo niente. In verità ci sono sempre diritte giuste, mai eccessive, destinate a stimolare la produzione e il lavoro. Si legge con curiosità, simpatia, ammirazione. Poi ci si imbatte in Antonello Vincenti. Un ragazzino di dodici anni che immagino frequenterà la seconda media. Sorprendente. Sorprendente il suo Dylan Dog. Non tanto per il segno, comunque già sufficientemente maturo nonostante l'età, ma per la composizione. Se a dodici anni Antonello è in grado di fare disegni come questo Dylan, o come Spiderman che affonda nell'Uomo sabbia, chissà cosa sarà in grado di fare crescendo. Questi sono i casi in cui una dote -o talento o come accipicchia lo vogliamo chiamare- può -e deve- essere riconosciuto, coltivato, sviluppato. Il talento da solo non basta. Ma per favore -e dicendo questo mi rivolgo ai genitori di Antonello-: non costringetelo, se non lo vorrà, a fare percorsi di studio che lo porteranno a essere avvocato o ingegnere o chimico o geometra o chissà cosa. Sempre che lo voglia, Antonello potrebbe diventare ciò che sogna (e ciò che è già). Ma se non lo vorrà, ben venga giurisprudenza. Comunque vada, in bocca al lupo.

giovedì 27 dicembre 2007

Due acquisti e un regalo

Qui da me c'è una pila di albi e romanzi che aspettano solo d'esser letti. Somiglia sempre più alla torre di Babele. Ma la tentazione supera il buon senso. E allora fregandomene delle priorità di lettura e del relativo smistamento con archiviazione conseguente sugli scaffali, se entro in edicola o peggio in libreria compro sempre qualche nuovo volume.
L'ultimo è un doppio acquisto consumato alla Edison di Firenze. E pensare che ero entrato solo per fare un regalo. Entrambi i libri sono degli "indispensabili". Il primo è un classico che, ahimè, non ho mai letto. Almeno finora. Si tratta del Poema a fumetti di Dino Buzzati (Oscar Mondadori, euro 10.40), forse il primo romanzo grafico italiano.
Il secondo -e qui la scelta è premeditata e mirata- è Irripetibili, Le grandi stagioni del fumetto italiano di Luca Boschi (Coniglio Editore, 28 euri ben spesi per una lettura da non mancare).
Poi arriva da chi non t'aspetti un regalo che, per sua natura, quasi mai è azzeccato. Invece stavolta ci siamo: si tratta di Lenore di Roman Dirge (Elliot edizioni). Avrei voluto comprare il volume della bambina morta già quest'anno a Lucca Comics. Con lo sguardo ho corteggiato Roman per qualche secondo. Non sapevo chi fosse ma mi ricordava Morgan (ex Bluvertigo). Solo un po' più gonfio.

mercoledì 5 dicembre 2007

Gli "Sketchbook diaries" di James Kochalka su "in fumo"

Illustrazione di James Kochalka

Questa settimana, nella rubrica in fumo di Exibart, Davide Calì ci parla degli Sketchbook diaries di James Kochalka. Del secondo volume, per essere esatti. In Italia Fernandel ha pubblicato i primi due mentre negli USA credo ne siano usciti ben quattro. Secondo la critica di Davide il racconto che Kochalka fa di se stesso appare assai noioso. Ma ritiene sia interessante l'esperimento di disegnare una striscia al giorno. "La tentazione, leggendo questo secondo diario, è quella di pensare che chiunque avrebbe di meglio da raccontare. Ma raccontare non basta; c’è anche il disegnare..." scrive Davide. La traduttrice dei volumi, Elena Battista, sull'argomento scrive che "l'obiettivo di Kochalka è, nientemeno, quello di descrivere la vita: dal 1998 infatti disegna ogni santo giorno una striscia, di solito composta da quattro vignette a formare un quadrato, ma a volte da due oppure da un unico disegno. Non ci sono regole, come nella vita, e ogni giorno l'autore sceglie l'episodio della sua vita che ritiene più degno di essere raccontato". Per avere un quadro completo vale la pena leggere anche quello che scrive Elena su La nota del traduttore.
La cosa interessante è che le sue strisce sono pubblicate quotidianamente anche sul sito American Elf. Ma solo l'ultima, quella del giorno, è visibile a tutti. Se si vuole consultare l'archivio è necessario iscriversi. Il costo è di $1.95 al mese da pagare tramite Paypal. Che dire, le soluzioni sono due: o ti iscrivi e paghi, o visiti ogni giorno il sito di Kochalka per scoprire -proprio come nelle strisce serali del Grande Fratello- cosa gli è capitato nelle ultime 24 ore di così interessante da essere raccontato. Chissà poi che questo giochino dell'abbonamento non venga in mente ai tanti disegnatori che hanno un sito o un blog. Potrebbe essere un modo come un altro per tirare a campare. Oppure potrebbe segnare la fine del blog.

giovedì 29 novembre 2007

"Ice Haven: cartoline dalla provincia americana" su in fumo di Exibart

"Clowes introduce nella vita privata di questi personaggi e pagina dopo pagina rende il lettore testimone delle loro insoddisfazioni, illusioni e delusioni." Lo scrive Davide Calì nella recensione del volume Ice Haven di Daniel Clowes pubblicata nella rubrica in fumo di Exibart. Il libro, edito da Coconino Press, ha vinto il premio speciale della giuria a Lucca Comics & Games 2007 per "aver mostrato le incrinature profonde e le contraddizioni strutturali della piccola borghesia americana". Da leggere.

mercoledì 7 novembre 2007

Exibart in fumo: "Canicola: dopo la rivista arrivano i libri", di Davide Calì


Il mercoledì è il giorno della rubrica in_fumo di Exibart. Questa settimana è la volta di vitamina f, lo spazio di Davide Calì. Che presenta le ultime due novità editoriali di Canicola. Una casa editrice giovanissima che ha saputo osare e che per questo sta trovando spazio sul mercato e consenso dalla critica. In "Canicola: dopo la rivista arrivano i libri" Davide recensisce Brodo di niente di Andrea Bruno e La morte alle calcagna di Marko Turunen.
Ho ricevuto i due libri un po' di tempo fa. Li ho letti subito. E condivido l'analisi di Davide, che scrivendo di Brodo di niente azzarda a ragione un parallelo con le atmosfere di Appunti per una storia di guerra di Gipi. Ora i due hanno un altro punto in comune: Bruno si è infatti aggiudicato il premio come miglio autore unico ai Gran Guinigi dell'ultima edizione di Lucca Comics & Games. Proprio com'era accaduto a Gipi due anni fa. Piccola anticipazione: fra un paio di settimane uscirà una sua intervista su Exibart. Ricordo però che Andrea, che attraversa proprio un bel momento, è stato tanto intraprendente da aderire al progetto della Galleria Miomao di Perugia - la prima galleria d'arte di soli fumetti - dov'è in corso una sua personale ("anni luce", 29 settembre - 1 dicembre 2007). Si tratta della prima mostra in programma alla Miomao, fresca di inaugurazione.
La morte alle calcagna è invece un volume ridotto nelle dimensioni ma decisamente più visionario. Il contrasto tra il fondo rosso fegato e il verde acido del segno è un mix cromatico allucinogeno. E quel cono di luce bianca in copertina - unico accento cromatico puro dell'intero volume - ricorda quanto queste pubblicazioni siano affascinanti e sofisticate. Sono forse difficili alla lettura. Ma ne vogliamo altre così.

domenica 4 novembre 2007

E' in arrivo il MANGA DISNEY

Anticipazioni lanciate da alcuni blog hanno scatenato l'interesse di molti lettori Disney (e non solo quelli). Ha iniziato Davide Castellazzi pubblicando prima la cover della cartolina promozionale, poi un breve testo. Che i MANGA DISNEY si faranno è certo. Ci sono state conferme dal forum Papersera.net, e di questo ho scritto una presentazione su Lo Schermo.
L'Accademia Disney ha formato una buona squadra di artisti giapponesi per la creazione di questo nuovo prodotto. Il titolo è Kingdom Hearts. La prima serie della collana, in quattro volumi, sarà in vendita ogni mese a partire dal 10 febbraio 2008. Le riproduzioni di alcune tavole, cover compresa, erano in esposizione allo stand Disney di Lucca Comics. Chi c'era le ha viste. Per quelli che invece non hanno partecipato alla mostra mercato, ecco alcuni scatti. Sulla qualità del lavoro non mi esprimo. Non essendo amante del manga - è un limite personale che non esclude l'apprezzamento per certe produzioni - non sono un critico attendible.